Enza Tramontana: la fiducia di chi sceglie di restare e di seminare
L’imprenditrice e consulente babywearing dietro Nani&S: la città che costruiamo per i bambini, i quartieri ai margini e una fiducia ostinata in Reggio Calabria.
21 maggio 2026 · 2 min di lettura
L’idea di Nani&S nasce nel 2019, da una domanda molto semplice: che città stiamo costruendo per i nostri bambini? Sentivo che alcune consapevolezze avessero bisogno di un luogo in cui poter crescere insieme. Uno spazio capace di accogliere famiglie, ascoltare fatiche, creare relazioni e proporre un modo diverso di vivere l’infanzia, la cura e la comunità. Poi è arrivata la pandemia. Eppure Nani&S ha aperto le sue porte nel settembre del 2020, in uno dei momenti storici in cui tutto sembrava spingerci verso la distanza. Forse è stato proprio allora che ho capito quanto avessimo bisogno, invece, di restare umani. In questi anni ho incontrato tantissime famiglie che ogni giorno fanno un lavoro silenzioso e gigantesco. Genitori che studiano, si informano, provano a crescere figli più consapevoli, più liberi e rispettati nei loro bisogni. Ma troppo spesso questo impegno si scontra con un mondo esterno che parla un’altra lingua. Non può esserci educazione alimentare “dalla pancia al piatto” se poi nelle mense scolastiche troviamo l’esatto opposto. Non possiamo parlare di ascolto e cura se fuori casa tutto corre nella direzione contraria. Attraverso Nani&S e i miei canali provo ad aprire riflessioni su temi che riguardano il benessere delle famiglie e delle donne: la parità di genere, la parità genitoriale, il carico invisibile della cura e le forme più silenziose di violenza, come la mancanza di autonomia finanziaria. Nel mio piccolo cerco di creare connessioni. Mettere insieme famiglie, professionisti, scuole, associazioni e realtà del territorio. Perché crescere un bambino non dovrebbe essere un’esperienza solitaria. Lavoro in una periferia che, sinceramente, faccio fatica a considerare tale: dieci chilometri non dovrebbero bastare a creare distanza o dimenticanza. Eppure troppo spesso Reggio Calabria vive soltanto attorno al suo centro storico, lasciando ai margini quartieri pieni di persone, relazioni e possibilità. Le attività commerciali vengono raramente considerate parte attiva del tessuto sociale. Eppure ogni serranda alzata è una luce accesa, una presenza, un presidio umano che crea sicurezza e relazione in luoghi sempre meno frequentati. Nel mio piccolo ho sempre cercato di vivere il negozio anche così. Da quando ho aperto, per esempio, durante il mese di agosto organizzo aperture serali, spesso in solitaria, semplicemente perché credo che vedere le strade vive, illuminate e attraversate dalle famiglie abbia un valore che va oltre la vendita. Reggio Calabria è una città con una forte vocazione turistica, ma troppo spesso sembra aver puntato tutto soltanto sul food e sui B&B, dimenticando il resto. Manca attenzione per le attività commerciali, per il decoro urbano, per le iniziative condivise che potrebbero raccontare davvero il nostro territorio. Perché questa città non è soltanto buon cibo o un bellissimo lungomare. È fatta di relazioni umane, sorrisi spontanei, parole di conforto e accoglienza sincera. Qui il turista non viene accolto come un cliente, ma come un parente lontano che torna a casa. E forse il motivo per cui continuo a fare tutto questo è che, nonostante le difficoltà, io continuo ad avere fiducia in questa città. Una fiducia concreta, ostinata. La fiducia di chi sceglie di restare e di seminare. Esiste una Reggio Calabria fatta di persone che ogni giorno aprono spazi di bellezza, cultura, inclusione e cura senza fare rumore. Ed è lì che io mi sento a casa.
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