
Legge elettorale
Rosatellum e nuova legge a confronto
Le due leggi affiancate, voce per voce: formula, premio, scheda, preferenze, soglie, firme, voto fuori sede.
Voce per voce
A sinistra il Rosatellum, a destra la nuova legge. In giallo le novità che cambiano di più il sistema.
Formula elettorale
Struttura dei seggi - Camera (400)
Struttura dei seggi - Senato (200)
Turni di voto
Premio di maggioranza
Se nessuno raggiunge la soglia
Tetto alla maggioranza
Vincolo bicamerale
Scheda elettorale
Preferenze e voto disgiunto
Indicazione del premier
Presentazione delle liste
Raccolta firme
Pluricandidature
Soglie di sbarramento
Minoranze linguistiche
Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige
Voto degli italiani all'estero
Voto fuori sede
Base demografica del riparto
Vacanza dei seggi-premio
Cosa cambia per chi vota
La differenza più visibile, in cabina elettorale.
Fino al 23 ottobre (Rosatellum)
- Un segno sulla scheda vale due volte: per la lista nel proporzionale e per il candidato del collegio uninominale.
- Nessuna preferenza: l'ordine di elezione nei plurinominali è deciso dai partiti.
- Il voto «utile» spinge verso le coalizioni competitive nel proprio collegio: l'esito locale può ribaltare quello nazionale.
- Il peso del voto dipende dal collegio: nei collegi contendibili vale molto, in quelli blindati quasi nulla ai fini maggioritari.
Con la Legge 180/2026
- Un solo voto di lista, uguale ovunque: ogni voto pesa allo stesso modo sul riparto nazionale.
- Fino a tre preferenze con la crocetta tra i sei candidati dopo il capolista, con alternanza di genere obbligatoria; il capolista bloccato resta però il primo eletto.
- Sulla scheda compare anche la lista circoscrizionale «del premio»: segnarla vale come voto alla lista collegata.
- Si sa in anticipo chi sarebbe il premier di ogni coalizione: il nome è depositato per legge insieme al contrassegno.
- La posta in gioco è una soglia nazionale (42%): la campagna diventa interamente nazionale, i territori contano per la distribuzione dei seggi e per le preferenze.
Gli effetti attesi
Come si comportano i due sistemi, in sintesi.
- Garanzia vs incertezza. Il Rosatellum può produrre maggioranze ampie senza soglia minima di consenso (2022: 59% dei seggi col 43,8%) ma anche nessuna maggioranza. La nuova legge scambia i due rischi: sopra il 42% la maggioranza è certa ma limitata (max 55% + Estero), sotto il 42% è certamente non garantita (proporzionale puro).
- Soglia implicita più alta. Con il Rosatellum una coalizione può vincere nettamente attorno al 40-43%; con la nuova legge il 42% in entrambe le Camere diventa la vera linea di traguardo: nelle simulazioni sui sondaggi di ottobre 2026 il centrodestra senza Futuro Nazionale resta al 41% (nessun premio), con Futuro Nazionale sale al 48,6% (premio con tetto). Il destino della legislatura si gioca sul perimetro delle alleanze.
- Incentivo alle coalizioni massime. Il premio a soglia spinge ad aggregare tutto il campo (ogni alleato marginale può valere il 42%); il tetto a 220/113 rende però l'aggregazione oltre il necessario poco redditizia in seggi.
- Fine della geografia dei collegi uninominali. Spariscono i candidati di collegio con mandato diretto e i collegi contendibili; la dimensione territoriale si sposta sulle preferenze dentro i collegi plurinominali, dove conta la capacità di raccogliere consenso personale.
- Partiti rafforzati sui capilista. Il primo eletto di ogni lista di collegio resta scelto dalle segreterie; con liste da 7 e capilista bloccati, una quota rilevante degli eletti (stimata tra il 60% e il 70%) non passa dalle preferenze.
- Bicameralismo blindato. Il vincolo del doppio primato + doppio 42% elimina per costruzione le maggioranze divergenti tra Camera e Senato.
- Revisione costituzionale sterilizzata. Il tetto impedisce a una sola coalizione di raggiungere i due terzi e riformare la Costituzione senza referendum (art. 138): un effetto di garanzia assente nel Rosatellum.
- Barriere all'ingresso più alte. Il quadruplo delle firme richieste (da 1.500 a 6.000 per collegio) e l'esonero fotografato al 31/12/2025 rendono più difficile la nascita di nuove liste fuori dal Parlamento.
In parole semplici
Il Rosatellum poteva dare maggioranze larghe anche senza una soglia di voti. La nuova legge scambia i due rischi: sopra il 42% la maggioranza è certa ma limitata, sotto il 42% non c'è nessuna maggioranza garantita.
Fino al 2027: le suppletive
Le Camere di oggi restano elette con il Rosatellum: i collegi uninominali vivono fino a fine legislatura.
Cosa è successo
Il 27-28 settembre 2026 si è votato nel collegio uninominale Camera Calabria 05 - Reggio Calabria: Fabio Roscioli (centrodestra) eletto con il 51,0%, su Francesco Benedetto (centrosinistra, 36,6%) e Domenico Giannetta (Futuro Nazionale, 10,9%); affluenza 22,3%. Prossima suppletiva: collegio uninominale Camera di Chieti, 15-16 novembre 2026, per la sostituzione di Alberto Bagnai, nominato all'Antitrust.
Fino allo scioglimento: tutto invariato, Camera e Senato
La L. 180/2026 disciplina l'elezione delle prossime Camere, non la composizione di quelle attuali, elette col Rosatellum. I collegi uninominali di Camera e Senato restano quindi in vita fino a fine legislatura: ogni seggio uninominale che si libera viene riassegnato con una suppletiva nello stesso collegio, col maggioritario a turno unico. La prova: a Chieti si vota tre settimane dopo l'entrata in vigore della nuova legge (24 ottobre). L'eletto di Reggio resta in carica fino allo scioglimento.
Dalle politiche 2027: niente più suppletive
Con le prossime elezioni i collegi uninominali sono soppressi in entrambe le Camere (restano solo in Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige): quelli di Reggio Calabria e Messina cessano di esistere. E con loro spariscono le suppletive: nel proporzionale un seggio che si libera passa al primo dei non eletti della stessa lista nel collegio plurinominale (in base alle preferenze); per i seggi del premio, al primo non eletto del listino circoscrizionale. Nessun ritorno alle urne a metà legislatura.
Confronta i seggi nel simulatore
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