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Volti dei leader politici con il simbolo del rispettivo partito: Politiche 2027
Politiche 2027

6.000 firme a collegio: la porta stretta per i nuovi partiti

La legge 180/2026 quadruplica le firme per presentare una lista ed esonera solo chi aveva un gruppo parlamentare al 31 dicembre 2025.

Redazione Eletto
7 novembre 2026 · 4 min di lettura
Grafica Eletto, Legge elettorale: 6.000 firme a collegio. La soglia di accesso richiesta ai nuovi partiti per presentarsi.

Per presentare una lista alle elezioni politiche servono le firme dei cittadini. La legge 180/2026 ne aumenta molto il numero e stabilisce chi può farne a meno: una delle modifiche meno raccontate della riforma, e forse una delle più pesanti.

Perché servono le firme

In Italia non basta voler partecipare alle elezioni per comparire sulla scheda. Chi vuole presentare una lista deve dimostrare di avere un minimo di sostegno tra gli elettori. Lo fa raccogliendo le sottoscrizioni, cioè le firme, in ogni collegio dove vuole candidarsi. Il numero di firme richiesto è quindi una vera e propria porta d’ingresso. Più è alto, più è difficile per una forza politica nuova entrare in gara. Con il Rosatellum servivano tra 1.500 e 2.000 firme per ogni lista in ogni collegio plurinominale. Erano esonerati i partiti costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere.

In parole semplici: Le firme sono il “biglietto d’ingresso” per le elezioni. Chi non le raccoglie non può presentare la propria lista.

Da 1.500 a 6.000: il quadruplo

La legge 180/2026 alza di molto l’asticella. Per ogni collegio plurinominale servono ora 6.000 firme, con un massimo di 7.000. Rispetto alle 1.500 di prima è il quadruplo. In pratica, una lista nuova che vuole presentarsi anche in un solo collegio deve trovare almeno 4.500 firme in più rispetto al passato. C’è poi un’altra novità: la firma elettronica non è prevista. Le sottoscrizioni vanno raccolte nel modo tradizionale.

1.500firme a collegio con il Rosatellum
6.000firme a collegio con la legge 180/2026
7.000il massimo per collegio

In parole semplici: Prima bastavano 1.500 firme per collegio. Ora ne servono 6.000. E bisogna raccoglierle tutte di persona, senza firma digitale.

Quanto pesa su scala nazionale

Il numero diventa davvero impegnativo se si guarda all’intero Paese. Per presentarsi in tutti i collegi della sola Camera servono circa 300.000 sottoscrizioni. A questo si aggiunge un’altra regola: ogni lista deve presentarsi in almeno un terzo delle circoscrizioni. Sono esentate le liste delle minoranze linguistiche. Per una forza politica nuova, quindi, non basta raccogliere le firme in un solo territorio. Per la circoscrizione Estero le regole sono diverse: servono tra 500 e 1.000 firme di elettori residenti all’estero. È esonerato chi ha già almeno un eletto.

~300.000firme per presentarsi ovunque alla Camera
1/3delle circoscrizioni: la presenza minima di ogni lista

In parole semplici: Per correre in tutta Italia alla Camera servono circa 300.000 firme. Per un partito nato da poco è un lavoro enorme.

Chi non deve raccogliere le firme

Non tutti devono affrontare questo percorso. La legge esonera i partiti che avevano almeno un gruppo parlamentare costituito entro il 31 dicembre 2025. Questa data è decisiva. Chi era già presente in Parlamento con un gruppo prima di quel giorno può presentare le liste senza firme. Chi è nato dopo, no. Le conseguenze sono concrete. Due formazioni nate nel 2026 dovranno raccogliere le firme:

  • Futuro Nazionale, il partito di Vannacci;
  • PLD, il partito di Marattin.

Entrambe compaiono nei sondaggi nazionali utilizzati per il simulatore di Eletto2026. Ma, a differenza dei partiti già presenti in Parlamento al 31 dicembre 2025, dovranno superare la prova delle firme per essere sulla scheda.

31/12/2025la data che decide chi è esonerato
2formazioni nate nel 2026 escluse dall’esonero

In parole semplici: Chi aveva un gruppo in Parlamento entro la fine del 2025 non deve raccogliere firme. Chi è arrivato nel 2026 sì, anche se oggi ha un peso nei sondaggi.

La “norma fotografia”

Le opposizioni hanno dato a questa regola un nome preciso: norma fotografia. L’idea è che la legge scatti una foto del quadro politico a una certa data e la renda più difficile da cambiare. La data del 31 dicembre 2025, infatti, non è neutra. Taglia fuori tutte le formazioni nate nell’anno in cui la legge è stata scritta e approvata. Chi era già dentro resta avvantaggiato, chi arriva dopo deve faticare di più. Nel complesso, l’aumento delle firme e l’esonero legato a quella data rendono più difficile la nascita di nuove liste fuori dal Parlamento. È un effetto sistemico: non riguarda chi vince le elezioni, ma chi può partecipare.

In parole semplici: La regola “congela” la situazione a fine 2025. Per chi c’era già è un vantaggio, per chi nasce dopo è un ostacolo in più.

Cosa significa per l’elettore

Per chi vota, la conseguenza è indiretta ma reale. Il numero di firme influisce su quante liste troveremo sulla scheda. Barriere più alte possono voler dire meno simboli tra cui scegliere, soprattutto tra le forze politiche nuove. Per un osservatorio civico come Eletto2026 è un aspetto da seguire con attenzione, perché la partecipazione democratica non riguarda solo il voto. Riguarda anche la possibilità di candidarsi e di proporre un’alternativa. Resta da vedere quante nuove formazioni riusciranno a superare questa soglia in vista delle politiche del 2027.

Riferimenti normativi: legge 9 ottobre 2026, n. 180 (GU n. 235 del 9 ottobre 2026); art. 18-bis, comma 1, TU Camera novellato e norma transitoria (sottoscrizioni ed esonero); art. 18-bis TU Camera (presenza in almeno un terzo delle circoscrizioni); dossier del Servizio Studi della Camera AC0469f.

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